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IL TEMPO PASSA E L'AMMINISTRATORE SI SCASSA

Amministratore Evoluto
Pubblicato da in Amministratore · 14 Luglio 2017
Tags: AmministratoreResilienzaBurnout
Ricordo ancora il mio primo giorno da Amministratore Condominiale.
Felice, davanti ad una scrivania, segnavo su un foglio le cose da fare; ero carico, motivato, pieno di buone intenzioni e di obiettivi da raggiungere.
Pensavo di sapere cosa dovessi fare per essere il miglior Amministratore e fremevo dalla voglia di trasformare la teoria in pratica, “sentivo” cosa importava davvero ai condomini ed ero intenzionato a soddisfare le loro aspettative.
Così mi focalizzai totalmente nel far bene la contabilità e nel rispondere tempestivamente ai condomini per risolvere loro i problemi, spesso non solo condominiali; è nella mia natura aiutare il prossimo, quindi agivo come una sorta di “psicologo condominiale”, ascoltando la voce dei miei “pargoli”.

Quel giorno, e nei giorni successivi, sentivo scorrere in me una vena creativa pulsante, fremente febbrile.
Ero costantemente focalizzato nel creare report più comprensibili, lettere meglio impostate, bilanci sempre più intellegibili, insomma volevo migliorare sempre più e offrire un servizio migliore.

Poi, piano piano, il lavoro puramente operativo, che oggi definisco “schiacciare i bottoni”, mi fece alienaregradualmente, mese dopo mese, anno dopo anno, fino ad arrivare all’esaurimento psicofisico.
E no, non sto scherzando, arrivai ad un crollo psicofisico, nel vero senso del termine.
Le mansioni pratiche scaricarono completamente la mia energia e mi tolsero ogni stimolo lavorativo; tutto ciò cominciò a produrre un fastidio interiore che sfociò ben presto in un atteggiamento negativo e reattivo. Alternavo l’essere aggressivo con la totale apatia e mi lamentavo sempre, anche per il più piccolo dei fastidi.

Ben presto, la visione da “pargoli” dei miei condomini fu sostituita da quella di nemici. I condomini erano i miei nemici. D’altronde, pensavo fossero loro ad avermi causato tutto quel disagio; loro ad avermi trasformato in una persona peggiore.
Dopo mesi passati a portare a casa il malcontento, ben presto anche la mia vita privata subì il contraccolpo e fu solo la mia innata resilienza a farmi resistere senza mandare tutto all’aria.
Un giorno come tanti altri, dominato da una profonda pesantezza al petto, decisi di fermarmi.
STOP! La frenata fu immediata.

Un enorme peso, giorno dopo giorno, continuava a schiacciarmi e non volli più permanere in quello stato di sofferenza; decisi, quindi, di prendere un momento solo per me, per ricentrarmi e per comprendere ciò che stava accadendo.
Lo sai bene anche tu che quando hai mille pensieri, preoccupazioni e impegni la testa non riesce più ad accogliere altro.
Avevo bisogno di capire davvero cosa stesse succedendo. Ho iniziato a fare corsi di formazione personale e, come conseguenza, ripresi ad ascoltarmi, a riconoscere le mie responsabilità e a consapevolizzare la mia capacità causativa.
Tutto ciò mi ha portato a trovare la mia strada, quella strada che prima costituì il presupposto che mi aveva spinto a svolgere la professione di Amministratore di condomino, ossia aiutare il prossimo.
Ho compreso che lo “schiacciare i bottoni” è una parte inevitabile del lavoro da Amministratore, ma che sarebbe bastato ottimizzare il tutto per tornare a sorridere; ho anche compreso che i condomini non sono dei fedeli pargoli da ascoltare o nemici da combattere, sono semplicemente dei Clienti.

E, dal 2004, ho deciso di dedicarmi solamente a questo, ossia aiutare l’Amministratore di condominio a cresceresostenendolo quando si trova in difficoltà e aiutarlo a trovare soluzioni personalizzate nel fare una professione che può essere tanto distruttiva quanto soddisfacente. Dipende solo da come tu la vuoi fare.
Anche perché ho provato sulla mia pelle cosa voglia dire sentirsi in ansia, cosa sia la paura della perdita del condominio, il tornare a casa con una ventiquattrore colma di problemi; ma anche la soddisfazione e la gratificazione condensata in un “meno male che c’è lei” subito dopo aver risolto una bega importante.

“Il tempo passa e l’Amministratore si scassa” perché, in qualsiasi lavoro, è inevitabile che con il passare del tempo si avvertano gli inevitabili contraccolpi derivanti dal proprio lavoro; bastano un po’ di voglia di miglioramento e le giuste istruzioni, per assorbire gli urti trovando, nel contempo, soddisfazioni e gratificazioni.

E tu, lavorativamente parlando, quanto ti senti “scassato” da 1 a 10? Qual è il compito che ti sta piano piano “usurando”?
Sentiti libero di lasciarmi un commento qui sotto, lo leggerò e ti risponderò

– Mario Tura De Marco



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